Aristocrazia e Mito

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Inaugurata nel settembre 1995, previo accordo con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, la Mostra permanente intitolata “Aristocrazia e Mito”, permise di esporre per la prima volta a Gravina i reperti più prestigiosi rinvenuti con gli scavi nelle varie aree archeologiche della Città, soprattutto a Botromagno.
Attraverso i corredi esposti, databili dal VII al IV secolo a.C., si leggono i primi segni dei contatti con il mondo greco nei piccoli vasi protocorinzi e corinzi, ed i primi segni di distinzione sociale: fibule, ornamenti in ambra, avorio, argento 

I vasi di provenienza coloniale, le archeologia daunie, enotrie e peucete documentano la vastità dei rapporti.
Il successo di tale iniziativa, resa nota con la pubblicazione del volume “Silbion una città tra greci e indigeni” di  Angela Ciancio, ha evidenziato un dato scientifico di grande rilevanza storica: insieme a pochi altri centri quali Ruvo, Ceglie e Rutigliano, Gravina registra per l’età classica, fra V e IV secolo a.C. la più cospicua concentrazione di preziose e monumentali archeologia attiche e protoapule a figure rosse, deposte in strutture tombali che assumono l’aspetto e le dimensioni di un monumento, semicamere lapidee con pareti sono spesso dipinte. E’ il significativo segnale dell’emergere di una classe sociale dominante, di un importante ruolo assunto dall’antica Silbion in questo distretto intero della Peucezia, della sua centralità nella fitta rete di comunicazioni e commerci, di cospicua ricchezza e, insieme, di elevato livello di ricezione della cultura greca nelle sue forme più raffinate.

Nel corredo della tomba n. 3/1994, fra altri vasi attici e protoitalioti spicca per dimensioni monumentali e raffinatezza della raffigurazione il grande e raro cratere a volute del Pittore di Boreas, la cui scena principale riporta, in una inconsueta variante, il mito del sacrificio di Ifigenia.

La tomba n. 1/1974 ha restituito uno straordinario complesso di vasi attici e protoitalioti le cui raffigurazioni, rimandano al mondo omerico: la vestizione di Ettore sul kantharos del Pittore di Eretria; Bellerofonte su un‘anfora del Pittore di Gravina; la caccia al cinghiale calidonio e, forse, l’ambasceria a Sparta di Paride sul grande cratere a volute.

La tomba n. 2/1994, nella parte non depredata, ha restituito splendidi vasi del Pittore di Amykos: sull’hydria il mondo omerico ritorna con gli eroi che difendono Patroclo morente; il cratere entra nel mondo di Dioniso che conduce alla immortalità nel segno dei suoi riti isterici. Su un cratere di via San Vito Vecchio Dioniso, quale signore degli Inferi, accoglie Eracle al banchetto riservato ai suoi adepti che conduce nel mondo dei beati.